Pittrice contemporanea Italiana

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poetica

Testi a cura di Davide Da Re

 

L’ARTE DI KATIA SCOTTI

Nelle sue opere, l’artista Katia Scotti trasfigura la realtà in cui viviamo in una dimensione onirica e surreale mirando a trasmettere le suggestioni e le emozioni che si prova sognando ad occhi aperti.
Il cielo, inteso come luogo del sogno, della magia e dell’oltre, rappresenta una costante nella produzione dell’artista: albe e tramonti dorati, blu intenso e vaporose nuvole bianche fanno da sfondo a elementi surreali come sedie sospese nel cielo, ballerine che volteggiano libere, ali di aereo che sorvolano catene innevate, mari sospesi tra le nuvole, bolle di sapone e di vetro, ponti costruiti su abissi impossibili verso mete che si stagliano misteriose all’orizzonte, altissimi grattacieli e strane strutture metalliche che riflettono realtà deformate, si trasformano in deserti, vengono travolte da altissime onde oppure racchiudono e imprigionano in gabbie di vetro suggestivi mari in tempesta.
Altro elemento importante della poetica dell’artista è il sentiero, presente in molte forme diverse nei suoi quadri, come tronchi d’albero, corde, nastri, funi fatte con lenzuola, oppure strade, pontili, tubature, lastre di metallo: a volte facili da attraversare, altre volte invece stretti o difficili da scalare o da scendere, rappresentano altrettante tappe del percorso che seguiamo nella nostra vita e che poi conserverà le tracce del nostro passaggio.
Con i suoi quadri ad olio, in acrilico, a tempera, a matita o a carboncino (tecniche che ha imparato a padroneggiare anche riscoprendo e valorizzando i segreti dei Maestri del passato), Katia Scotti ci invita ad accompagnarla in un fantastico viaggio nel mondo dei sogni: le sue opere rappresentano dei luoghi d’incontro tra il mondo reale e l’universo delle nostre emozioni.

 

Commento all’opera intitolata “INFINITO”, olio su tela, 35 x 150 cm, 2004

Un’enorme scala a pioli fatta di tronchi d’albero emerge da una profondità infinita il cui fondo non riusciamo a scorgere, stagliandosi su di un inquietante cielo di nuvole grigie che più in alto assumono sfumature più luminose giallo-rossastre, con piccoli squarci di cielo azzurro.
In bilico sulla sommità di uno dei due tronchi portanti vediamo una giovane donna che, vestita della sola biancheria intima, appare estremamente piccola e fragile rispetto a ciò che la circonda. Lei siede accucciata, sollevando le ginocchia al petto e stringendole delicatamente con le braccia, mentre i piedi oscillano nel vuoto, come se si stesse dondolando. La sua testa è china, voltata leggermente verso la direzione opposta a noi, perciò non le vediamo il viso: è raggomitolata su se stessa quasi imitando una posizione fetale.
Però l’aspetto indifeso e il suo equilibrio precario non trasmettono sensazioni di paura o preoccupazione: si potrebbe pensare che, mentre osserva con calma il cielo alla sua sinistra, si stia semplicemente cullando persa in un sogno o in una serena riflessione.
In questo quadro si vuole rappresentare il contrasto tra il mondo esterno, che essendo infinito appare allo stesso tempo bellissimo e spaventoso, e l’intimità di ciascuno di noi: nonostante le avversità che potrebbero travolgerci e farci cadere in qualsiasi momento, è in noi stessi che possiamo trovare l’equilibrio e la serenità. Basta spogliarci delle corazze artificiose con cui, mentendo, cerchiamo di sembrare più forti a noi stessi e agli altri: accettandoci per come siamo realmente, anche se questo ci può far sentire piccoli e fragili, riusciremo a trovare maggiore serenità e sicurezza, perché avremo sconfitto le nostre paure più grandi.

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Commento all’opera intitolata “CIO’ CHE RIMANE”, olio su tela, 100 x 100 cm, 2009

In primo piano, stagliate su un inquietante cielo a striature rossastre, delle corde intrecciate e annodate insieme formano una sorta di rete. Tra di esse è impigliata una camicia bianca, che ondeggia mossa da un vento leggero.
In questo quadro l’artista ha voluto che i legami che stringiamo con gli altri apparissero come una rete: se è vero che possono limitare la nostra libertà di agire e di reinventarci, allo stesso tempo ci rassicurano perché ci mettono al riparo da cadute rovinose e sono una protezione da ciò che nella vita è negativo. Dipende tutto dal nostro punto di vista: ma in tempi difficili il futuro appare incerto e inquietante come il cielo qui dipinto. La camicia simboleggia sia i nostri ricordi sia le tracce che noi lasciamo nel mondo: se non stringiamo legami con gli altri, ciò che abbiamo vissuto, la nostra vita e le nostre emozioni sono destinati a disperdersi nel nulla.

Scotti Katia,ANNO 2009,OLIO SU TELA,DIMENSIONI 1m X 1m titolo CIO'CHE RIMANE

Commento all’opera intitolata “IL MIO FUTURO”, olio su tela, 70 x 140 cm, 2009

In primo piano in alto vediamo, rovesciata, una sedia di legno colorata di rosso, legata per le gambe con due corde robuste. Dietro, sullo sfondo, si staglia un cielo crepuscolare dai toni gialli che diventano sempre più rossastri e scuri procedendo verso il basso, dove le nuvole si confondono con le sagome di un paesaggio di montagna o collinare, in controluce per via della presenza di un sole giallo poco sopra l’orizzonte, grande ma poco luminoso.
L’impatto iniziale potrebbe essere negativo per via della prevalenza di toni rossi e scuri e per la sedia rovesciata in primo piano, ma il senso di inquietudine si riduce se si osservano meglio i particolari: nessuno è caduto dalla sedia, perché essa in realtà rappresenta la fragilità dell’animo umano, il nostro sentirci inadeguati di fronte alla vita e agli ostacoli che non conosciamo. Quante volte ci siamo sentiti come capovolti e ci è sembrato di precipitare inesorabilmente in un baratro? Ma la sedia non cade: è trattenuta da forti corde ben tese, le quali rappresentano i nostri legami con gli altri, le nostre esperienze e la forza e il coraggio che ne abbiamo ricavato. In alto il cielo è più luminoso: siamo certi che le corde non ci stiano riportando più in alto, al sicuro, dopo che avevamo iniziato a cadere? Il quadro dunque vuole esprimere un messaggio positivo, di speranza: ciò che di buono abbiamo costruito nella vita ci dà la forza di reagire nei momenti di difficoltà, e la situazione non è mai davvero disperata se abbiamo saputo stringere legami stretti con gli altri.

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Commento all’opera intitolata “IL CORAGGIO”, olio su tela, 95 x 60 cm, 2012

Come se guardassimo dall’interno di un aereo, vediamo un’ala grigia protendersi verso il cielo azzurro mentre sotto scorre un paesaggio composto da catene di montagne innevate. Sull’ala, esposta al vento e al pericolo, sta una ragazza in abiti da viaggio: è accovacciata e non sappiamo se stia cercando di mantenersi salda o se stia per spiccare un balzo. Il suo sguardo è teso e concentrato mentre scruta l’orizzonte.
In questo quadro il paesaggio montano visto dall’alto è bello e aspro come la vita. Ci vuole coraggio, bisogna essere dinamici e sapersi elevare al di sopra delle difficoltà, mantenersi saldi nei propri propositi mentre si segue la direzione voluta nonostante i venti contrari, pronti a compiere il balzo che ci permetterà di raggiungere i nostri traguardi.

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Commento all’opera intitolata “IL VENTO”, acrilico su tela, 70 x 70 cm, 2012

Un armadio è sospeso nel cielo, circondato da soffici nuvole bianche, sostenuto da corde di cui non si vedono l’inizio o la fine. L’armadio non ha la parete di fondo: sembra una finestra nel cielo. All’interno ci sono degli appendini: su alcuni di essi ci sono dei vestiti, mossi dal vento. Le porte a specchio dell’armadio, aperte, riflettono frammenti di cielo e di vestiti. In primo piano un appendino nero sta per scivolare via dalla corda su cui si trovava.
In questo quadro l’artista ha cercato di rappresentare attraverso oggetti quotidiani la sua visione della vita: l’armadio siamo noi, gli specchi sono la nostra coscienza, il cielo e le nuvole sono il tempo e lo spazio, le corde sono i legami che stringiamo con gli altri e che ci ancorano alla realtà, gli appendini e gli abiti sono i nostri ricordi, il vento sono le novità e le esperienze che ci cambiano cambiando anche il mondo in cui viviamo.

Katia Scotti, titolo il vento,dimensioni 70x70 cm, acrilico su tela, anno 2012

Commento all’opera intitolata “VERTIGINE”, olio su tela, 100 x 80 cm, 2013

In quest’opera l’artista ha dipinto la parete a specchio di un immenso grattacielo, i cui riquadri riflettono grosse nuvole grigio azzurre situate più in basso, mentre in fondo appare un piccolo lembo di terra. In diversi punti della parete mancano sezioni di vetro e da lì scendono lenzuola annodate che penzolano nel vuoto. Da un riquadro in primo piano esce un lenzuolo rosso: annodato ad altri forma una delle corde calate nel precipizio. Ciò crea il senso di vertigine che dà il titolo al quadro: è come se la nostra testa sporgesse dalla stessa apertura. A che servono quelle lenzuola annodate? Per fuggire o per salire? Perchè scompaiono tra le nuvole che sfiorano il grattacielo? E cosa rappresenta questo grattacielo altissimo di cui non si vede la fine? I vari elementi inseriti simboleggiano paura, coraggio, forza, pericoli da affrontare, traguardi da raggiungere: sta a chi osserva interpretarli, in base alle proprie sensazioni e al percorso che sta seguendo nella sua vita.

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Commento all’opera intitolata “ELEVAZIONE”, olio su tela, 100 x 80 cm, 2014

Un immenso grattacielo in vetro e acciaio visto dall’alto taglia obliquamente il paesaggio sottostante, che appare quasi interamente coperto di nuvole bianche in fondo alle quali si intravedono nell’oscurità, lontanissimi, un mare e delle indistinte zone costiere.
Non siamo alla sommità del grattacielo, perché vetrate e tubi d’acciaio continuano oltre la nostra visuale e riflettono un limpido cielo azzurro e quasi sgombro da nuvole che si trova al di sopra di noi. In primo piano notiamo una sorta di doppio terrazzamento composto da pavimenti metallici in parte avvolti nell’oscurità. Su quello più in basso poggia una sfera rossa, la cui immagine appare riflessa nelle vetrate di fronte. Un’altra, dello stesso colore, è visibile molto più in basso, oltre le pareti dell’immensa struttura: non sappiamo se galleggi nell’aria o sia in caduta libera.
Nella tela prevalgono contrasti di luci e ombre, ma spiccano il rosso delle sfere e l’azzurro intenso del cielo riflesso.
Le sfere rosse rappresentano l’animo umano: il rosso esprime passione, forza, coraggio, vitalità, energia. La sfera in primo piano si riflette nella parete a specchio perché si vuole simboleggiare lo sforzo di perfezionare se stessi imparando a conoscersi e ad accettarsi completamente per quello che si è, rivelando alla propria coscienza pregi, difetti e limiti. Il grattacielo simboleggia un percorso di elevazione spirituale che progressivamente porta ad uscire dalle tenebre (paure, incertezze, dolore, insoddisfazione) e giungere alla luce, cioè alla pace interiore, alla serenità e alla saggezza, simboleggiate da un cielo azzurro e sgombro di nubi. Si tratta di un percorso di ascesi che tra tanti ostacoli sembra procedere all’infinito e può scoraggiare (non ci sono parapetti per frenare una caduta): ma il cielo azzurro riflesso vuole rappresentare un segnale di ottimismo e un incoraggiamento a proseguire.

elevazione, misura 100x 80 cm, olio su tela anno 2014

Commento all’opera intitolata “VERSO L’INFINITO”, olio su tela, 100 x 80 cm, 2014

All’osservatore sembrerà di camminare lungo un pontile di legno che prosegue fino a confondersi con l’orizzonte. Il pontile si trova a grande altezza: ai due lati vediamo dall’alto numerosi assembramenti di nuvole bianche. A destra gli spazi tra le nuvole lasciano intravedere molto più in basso una catena di montagne parzialmente innevate, mentre a sinistra esse creano un manto compatto sul quale in lontananza sembra poggiare un immenso mare azzurro. Il cielo in lontananza è al tramonto, con nuvole nere che si stagliano su toni gialli e arancioni. Ma ne vediamo solo una parte, perché la sua vista è coperta da una strana struttura convessa di vetro e metallo sospesa sopra il pontile che finisce per confondersi anch’essa in lontananza con l’orizzonte: vi appare riflessa l’immagine distorta del pontile, ma non del paesaggio sottostante, perchè al suo posto vediamo un cielo azzurro in parte coperto da grossi nuvoloni che sembrano preannunciare un temporale.
In quest’opera il pontile vuole rappresentare la nostra vita, dove ogni trave di legno è un’esperienza diversa, segnata da gioie e dolori, difficoltà e soddisfazioni, che la rendono unica. I diversi paesaggi ai lati sono le difficoltà e le esperienze positive che incontriamo. Il cielo in lontananza è misterioso: uno spazio infinito che attrae e spaventa. Invece la struttura riflettente è il nostro mondo interiore, fatto di incertezze, sogni, speranze, illusioni. Il pontile vi appare distorto perché noi abbiamo inevitabilmente una visione distorta di chi siamo e di dove stiamo andando. Il cielo riflesso è in parte sereno e in parte minaccioso perché riflette sia il nostro ottimismo che le nostre paure.

VERSO L'INFINITO 2014, 100CM X70 CM

Commento all’opera intitolata “MIRAGGIO D’AUTUNNO”, acrilico su tela, 50 x 150 cm, 2014

L’artista ha dipinto un paesaggio surreale in cui il terreno è sostituito da enormi grappoli d’uva. Su di un chicco siede una bambina, una sorta di ninfa. Al centro emerge un’enorme bottiglia di vino bianco appena imbottigliata. L’artista ha cercato di trasmettere attraverso immagini di abbondanza il senso di soddisfazione che si prova nel momento in cui si riesce a raggiungere i propri obiettivi a realizzare i propri sogni.

katia scotti, anno 2014 Miraggio d'autunno

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